Ferrara, il Ricciardetto andrà a Palazzo Schifanoia. Non mancano i contestatori all’operazione

Il critico: «In biblioteca andrebbero dimenticati». L’associazione Amici dell’Ariostea: «L’obiettivo era riportarli lì» 

FERRARA. Bagarre alla conferenza di presentazione dell’album “Il Ricciardetto”, serie di 31 disegni realizzati dal ferrarese Giuseppe Ghedini sul celebre poema, recentemente acquistato dalla fondazione Cavallini Sgarbi per 18mila euro da un antiquario. Fin qui niente di trascendentale, un’opera persa nei secoli viene ritrovata e acquistata ma... c’è un ma. La fondazione che si è aggiudicata l’album avrebbe “battuto sul tempo” una cordata di associazioni cittadine che si erano messe insieme per acquistare l’opera e riportarla “a casa”, ovvero in biblioteca Ariostea. Ed ecco che una giornata di festa e grandi annunci si è trasformata in polemica.

L’OGGETTO


Ma facciamo un passo indietro e partiamo dall’opera in questione. Si tratta delle illustrazioni di 31 canti del poema “Il Ricciardetto” che, come ha spiegato l’assessore alla cultura Marco Gulinelli, furono lasciati da Ghedini in donazione alla biblioteca dell’università, l’attuale Ariostea, prima della morte, avvenuta nel 1791, poi spariti per riapparire nel 1970 in una pubblicazione di Eugenio Riccomini che li attribuisce a una non meglio precisata «collezione privata ferrarese». «L’obiettivo era quindi recuperarli in tempi ragionevoli, facendo in modo che questa operazione fosse il meno onerosa possibile per il Comune e senza evidentemente poter trattare direttamente, nelle vesti di amministratore pubblico, con un antiquario», ha precisato l’assessore. Vittorio Sgarbi, presidente di Ferrara Arte, ha aggiunto: «Ho fatto ciò che credo essere giusto, voglio restituire alla memoria collettiva un pezzo di storia dell’arte, magari non interessante anzi per certi versi decadente e banale». Secondo i piani infatti l’album sarà esposto a Palazzo Schifanoia.

BOTTA E RISPOSTA

Alla conferenza però, oltre a Sgarbi, Gulinelli, Ethel Guidi, Pietro di Natale e Moni Ovadia, c’erano anche una serie di cittadini e rappresentanti di associazioni che non ci hanno messo molto a manifestare il loro dissenso per questa operazione, soprattutto dopo che Sgarbi ha sottolineato: «Non consegno l’opera alla biblioteca Ariostea perché lì verrebbe messa in una cassaforte e nuovamente tornerebbe nel dimenticatoio». E ancora: «A Palazzo Schifanoia ho già approntato alla presenza di una macchina visiva che permetterà al visitatore di sfogliare virtualmente le pagine, mentre il libretto sarà visibile dietro una teca di cristallo». La discussione sembrava più o meno conclusa ma all’improvviso Paola Zanardi, rappresentate dell’associazione “Amici della Biblioteca Ariostea”, ha preso la parola e “ripreso” sia Gulinelli sia Sgarbi. Il primo per «scorrettezze nella comunicazione dell’acquisto dell’opera», il secondo dicendo che anche la biblioteca ha i suoi spazi espositivi capaci di valorizzare il patrimonio conservato. Gulinelli ha ribattuto che nessuna delle associazioni era disposta a contribuire all’acquisto e che lui non era nella posizione di poter acquistare l’opera, perciò si è rivolto a Sgarbi e alla sua fondazione. «Il nostro obbiettivo non è di restituire l’opera alla cittadinanza ma di riprenderla come biblioteca», ha concluso Zanardi. «Se il problema è la proprietà – ha poi incalzato Sgarbi – andate dai carabinieri, andate da Cortona a dirgli che non poteva venderla ma non venite a rompere me».

Toni ancor più accesi quando Francesco Monaldi, un cittadino presente in sala, ha accusato Sgarbi di aver «scippato» l’opera al Comune di Ferrara. «Io non ho scippato nulla! Ho fatto male perché i cittadini di Ferrara non la meritano, accusate il ferrarese che l’ha rubata e tenuta nascosta per anni e non me, a questo punto la porto a Ficarolo!». Al termine della conferenza però l’assessore ha rassicurato: «L’opera non andrà a Ficarolo, proseguiamo con la nostra intenzione di mostrarla da settembre a Palazzo Schifanoia».

INTANTO A ROMA

Nel frattempo ieri a Roma si è svolta l’udienza preliminare del processo che vede Vittorio Sgarbi accusato di avere certificato come autentici alcuni lavori riconducibili all’artista Gino de Dominicis, ritenuti falsi dal comando Tutela patrimonio culturale dei carabinieri. Il procedimento continuerà a svolgersi a Roma, il gup Angela Gerardi ha respinto le istanze delle difese che chiedevano di trasferirlo in altre regioni. Prossima udienza fissata per il 30 giugno. —

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