Duetto Ovadia e Pazzi sull’Ariosto «Un sogno recitare in Castello»

Giovedì serata con i versi attuali del poeta ferrarese e tratti dall’Orlando furioso «Ricordo Carmelo Bene interpretare Dante nel 1981 dalla Torre degli Asinelli»

Senza coscienza delle proprie radici, non c’è presente che soddisfi né promessa in un domani che tenga. A trasmetterlo nei secoli è il nostro patrimonio letterario e il suo continuo rinnovarsi nel passato, è la sfida di una lingua che muta per non perire. Molti anni fa a Roberto Pazzi è venuta così l’idea di declamare Ariosto dalle torri del Castello Estense. Giovedì, dopo l’inaugurazione nel cortile interno della mostra “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori”, organizzata da Ferrara Arte, alle 21.30 Pazzi e Moni Ovadia dialogheranno in versi accompagnati dal suggestivo spettacolo di videomapping proiettato sulla torre di San Paolo, con musiche di Arvo Pärt e Gesualdo da Venosa. Se il direttore del Teatro Comunale Abbado comincerà leggendo le poesie dello scrittore ferrarese tratte dall’antologia Un giorno senza sera (La nave di Teseo), Pazzi risponderà attingendo direttamente dall’Orlando furioso.

«Recitare dall’apice del cuore di Ferrara è un sogno che custodisco da tempo, dal 31 luglio 1981 – esordisce Pazzi –; quando Carmelo Bene interpretò Dante dalla Torre degli Asinelli per commemorare il primo anniversario della strage fascista alla stazione di Bologna. Il canto dantesco volò nell’aria calda di quell’estate e raggiunse più di centomila persone, che ascoltavano là sotto. Ferrara vanta uno dei maggiori poeti del mondo, Ludovico Ariosto, e portare la sua visione in cima alla nostra città mi è sembrato doveroso».


«PAGINE ETERNE»

In una notte di plenilunio sarà emozionante ascoltare i passi del poema nel luogo dove fu concepito e letto a Ippolito d’Este, cui è dedicato, che ascoltati i primi canti pare avesse commentato: «Messer Lodovico, dove siete andato a trovare tante corbellerie?». Al centro della lettura di Pazzi saranno le ottave sulla follia di Orlando (100-136) del canto XXIII, e quelle del volo di Astolfo sulla luna (ottave 70-91) del canto XXXIV. «Rimane l’attualità eterna di queste pagine – aggiunge – che sanno sorridere di tante vanità umane, “dell’ozio lungo d’uomini ignoranti”, delle bugie degli amanti, della fama scambiata per la gloria, dell’insipienza umana alla costante ricerca di beni effimeri, che si mostrano ingannevoli, ma con un tono di infinita comprensione della dissennatezza, e che non giudica, ma compatisce. Abbiamo bisogno di autori nelle cui parole si riscopra ancora oggi la gioia dei sensi e il gioco del caso, che non divulghino solo una concezione trascendente della realtà».

Geni come Ariosto, Boccaccio, Mozart e Rossini sono tra i pochi che abbiano espresso nelle loro opere, nella letteratura o nella musica, la gioia di vivere libera dall’ombra della morte, persuasa che l’esistenza abbia in sé il suo valore e il suo limite. «La scelta di un poeta rinascimentale nel momento del nostro sospirato ritorno alla normalità dopo la pandemia vuole anche essere un saluto alla vita che rinasce». Ingresso gratuito ma suprenotazione allo 0532.202675. —

Matteo Bianchi

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