A Ferrara nel nome di Verdi «Così mi ha cambiato la vita»

Il baritono Leo Nucci di nuovo al Comunale dopo quarant’anni: sono emozionato Alle 19.30 l’omaggio al compositore e un premio speciale al maestro Magiera

Samuele Govoni

«Verdi mi ha cambiato la vita. Le sue opere hanno segnato la mia carriera, mi hanno fatto conoscere mia moglie e mi hanno permesso di esibirmi in alcuni dei teatri più importanti e prestigiosi del mondo. In un certo senso posso dire che è stato il mio datore di lavoro più importante», parola di Leo Nucci. Il baritono, questa sera a Ferrara per il Gran Galà di Giuseppe Verdi, torna in città dopo quarant’anni. Nel 1977 aveva cantato “Il Barbiere di Siviglia” e all’inizio degli anni Ottanta era tornato come vincitore del premio Frescobaldi.


LA SERATA

Oggi alle 19.30 sul palco del Teatro Comunale Abbado (corso Martiri della Libertà, 5) con lui ci saranno anche il basso Michele Pertusi, il soprano Yulia Merkudinova e il tenore Dave Monaco. Ad accompagnarli ci penseranno l’Orchestra Città di Ferrara diretta da Giampaolo Maria Bisanti, il Coro Polifonico di Santo Spirito diretto da Francesco Pinamonti e l’Accademia Corale Vittore Veneziani diretta da Teresa Auletta. Ospite straordinario della serata sarà il maestro Leone Magiera, che per l’occasione tornerà a dirigere “Va’, pensiero”, tratto dal “Nabucco” e che riceverà un riconoscimento da parte del teatro. «Sono felice di tornare a Ferrara, per di più in un’occasione come questa. Dopo il concerto – dice Nucci – partirò per Aix-en-Provence, in Francia, dove terrò un altro evento… ascolterò la finale degli Europei alla radio».

UNA VITA IN MUSICA

A 79 anni compiuti, e con alle spalle una carriera che parla da sola, Nucci si emoziona ancora come un tempo. «Ho iniziato con la musica a otto anni suonando nella banda del mio paese, Castiglione dei Pepoli, poi da ragazzo ho studiato da Marchesi a Bologna e non mi sono più fermato». I primi ruoli negli anni Sessanta, il coro alla Scala di Milano e poi il sodalizio con il repertorio di Verdi che lo ha fatto entrare di diritto nelle pagine dell’Opera. «Ho interpretato ventidue opere di Verdi. Una volta Placido Domingo mi chiese se avevo intenzione di interpretarle tutte, gli dissi di no; ho sempre e solo scelto quelle che mi emozionano veramente. Tra recite e prove credo di aver cantato “Rigoletto” circa duemila volte. È bellissimo».

SPAZIO AI SOGNI

Nonostante l’esperienza, lo studio quotidiano per lui è imprescindibile. «Mi esercito tutti i giorni, la voce va tenuta allenata. Se sto fermo lo sento, me ne accorgo subito». Poi aggiunge: «Non c’è differenza tra cantare e suonare uno strumento. Certo, il talento è fondamentale per riuscire ma altrettanto importante sono la costanza e la dedizione; senza studio non si va da nessuna parte. Dopo Ferrara e Aix-en-Provence Nucci volerà in Sicilia. «L’ultimo anno e mezzo è stato davvero complicato ma, anche se con varie pause, sono riuscito a cantare in più di un’occasione. Condividere il momento con il pubblico è qualcosa di impagabile». E conclude: «Quando in sala si spengono le luci il cervello lascia spazio ai sogni».

Serata prodotta dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara. Per info e prenotazioni: 0532.202675. —

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