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Umberto Tozzi torna a Ferrara: «Mesi difficili, ora mi godo il momento»

Il cantautore sul palco del Summer Festival domenica 25 luglio: in scaletta brani “persi” e ritrovati che piacciono ancora 

CODIGORO. Umberto Tozzi domenica torna a Ferrara con “Songs”, tour partito dieci giorni fa da Vigevano nel quale il cantautore rimette al centro di tutto le sue canzoni. «In questi concerti non ci sono effetti e scenografie enormi, qui ci sei tu e il palco; si vede cosa sai fare e cosa non sai fare», parola di Tozzi. Dopo il successo di “Quarant’anni che Ti Amo”, tour che ha registrato sold out sia nelle arene estive sia nei teatri di mezza Italia, il cantautore torna sul palco con un repertorio diverso e, come dice lui, meno “rockettaro”. In piazza Trento e Trieste arriverà il 25 luglio nell’ambito del Ferrara Summer Festival. Nel frattempo si racconta alla Nuova Ferrara.

Come nasce “Songs”?


«Nasce dalla voglia di riprendere in mano uno strumento, di rimettersi in gioco e tornare a suonare dal vivo. Sono contento di aver partecipato a concerti in streaming e set online nati per scopi benefici ma la musica in presenza è tutta un’altra cosa».

Cosa intende per “concerto meno rockettaro”?

«Meno rumoroso, più intimo. Nei mesi scorsi ho riascoltato il mio repertorio, ci sono canzoni che quasi non ricordavo nemmeno io. Diciamo che mi sono preso il giusto tempo per riassaporarle, risuonarle e riarrangiarle. Alcune di loro sono finite proprio qui, nella scaletta di questo tour».

Come definisce il format di questa tournée?

«Più che concerti acustici li definirei concerti artistici. Qui non ci sono grandi scenografie, palchi immensi e giochi di luce. Ci sono io con la mia chitarra e ci sono i musicisti che mi accompagnano, siamo noi e non si scappa. Qui si vede quello che sai fare, e anche quello che non sai fare. Ogni sera propongo materiale nuovo, ho ripreso brani come “Fermati allo stop” e “Il marinaio delle stelle” che non facevo da tanti anni. Suonarli mi fa stare bene e anche dal pubblico ho avuto un grande ritorno».

E come è stato tornare sul palco?

«Molto emozionante. Non sapevo quando sarebbe successo e mi mancava. I mesi del lockdown li ho vissuti malissimo, è stato un periodo complicato per me. Quando uscivo di casa stavo meglio, andavo a fare la spesa, incontravo qualcuno. Ho sempre pensato di essere stato fortunato, di essere nato a guerra finita e di essermela scampata e invece… invece l’ho vissuta anche io».

Se si guarda intorno cosa vede?

«La situazione è ancora molto fragile, tutto è molto incerto e i contatti umani sono limitati. C’è grande distacco, siamo tutti ancora un po’ irrigiditi ma poco alla volta credo che ci ritroveremo».

Che ruolo ha giocato la musica nel periodo duro della pandemia?

«Anche se non sono stati mesi facili mi ha tenuto compagnia. Oltre a rispolverare il mio vecchio repertorio ho scritto anche cose nuove. Al momento non c’è nessun progetto discografico però qualcosa da parte l’ho messo. Ora sono concentrato sul tour, mi godo le riaperture e i concerti di questi mesi».

Ha scritto canzoni che resteranno indelebili nel tempo. Che effetto le fa?

«È una gratificazione importante. Penso di aver avuto una fortuna pazzesca. Ci vuole talento ma ci vuole anche fortuna e io sono onesto, non l’ho mai negato. Quelle canzoni sono arrivate al momento giusto, in maniera naturale e sono rimaste. Se penso che “Gloria” è stata scelta da Martin Scorsese per “The Wolf of Wall Street”... beh, mi sembra ancora un sogno». —

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