Feste e pochi scontri nel Ferrarese dopo la caduta di Mussolini

Il 25 luglio di 78 anni fa il re nominava capo del governo il maresciallo Badoglio Manifestazioni in piazza, lavoro nei campi sospeso e liberati 88 detenuti politici

Anna Quarzi*

Il 25 luglio l’annuncio delle dimissioni del Cavaliere Benito Mussolini dalla carica di capo del governo, primo ministro segretario di Stato, e di aver nominato in sua vece il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Il giorno precedente, dopo quattro anni, si era riunito il Gran consiglio del fascismo, alle 17 nella sala del Mappamondo di Palazzo Venezia. Gran consiglio che si era concluso con l’approvazione, dopo diverse ore di discussione, dell’ordine del giorno di Dino Grandi con cui era stato chiesto che il capo del governo restituisse al Re «…l’effettivo comando delle Forze armate e quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a lui attribuiscono…». In poche parole le dimissioni di Mussolini. Risulta che votarono «Sì» i gerarchi: Acerbo, Albini, Alfieri, Balella, Bastianini, Bignardi, Bottai, Cianetti, Ciano, De Bono, De Marsico, De Stefani, De Vecchi, Federzoni, Gottardi, Grandi, Marinelli, Pareschi, Rossoni; Biggini, Buffarini Guidi, Frattari, Galbiati, Polverelli, Scorza e Tringali votarono “No”; si astenne il solo Suardo; Farinacci, invece, presentò e votò un suo personale ordine del giorno. Ben cinque firmatari che espressero voto favorevole all’odg Grandi erano ferraresi: Albini, Bignardi, Gottardi, Pareschi e Rossoni.


NEL FERRARESE

In tutta Ferrara ci furono manifestazioni di entusiasmo ma che non sfociarono in particolari violenze. Nonostante le chiare parole “la guerra continua…” molti si illusero che la sua fine fosse vicina. “In tutti i centri, l’altro ieri, non appena si è saputa la notizia del nuovo stato di cose, si sono formati agglomerati di dimostranti (…) il lavoro è stato, per quei momenti, abbandonato: tutti, uomini e donne, si sono riversati nelle piazze ed hanno cantato inni patriottici e di guerra(…)” scriverà il Corriere Padano nell’edizione del 28 luglio.

Un’esplosione di grande gioia all’annuncio della “caduta” di Mussolini ci fu tra i detenuti politici che si trovavano nel carcere di via Piangipane. Il 30 luglio furono liberati 88 antifascisti, fra i quali Giorgio e Matilde Bassani, per l’impegno e la fermezza nei confronti delle autorità del sostituto procuratore del re Pasquale Colagrande, che sarà ucciso all’alba del 15 novembre del ’43 nell’eccidio del muretto del Castello, proprio accusato fra l’altro di essersi prodigato per la liberazione dei politici.

Attraverso testimonianze si è potuto ricostruire che il 25 e nei giorni successivi ci furono diverse manifestazioni di piazza in tutta la provincia e in molti luoghi venne sospeso il lavoro nei campi. In particolare, ricordiamo il corteo organizzato dalle donne di un’azienda agricola di Burana. Qualche scontro vero e proprio con le autorità si registrò ad Argenta, ad Alberone di Ro, a Boccaleone, Consandalo, Longastrino, Filo, Cento e Codigoro.

Il 27 luglio i rappresentanti ferraresi dei vari partiti antifascisti si incontrarono e votarono un ordine del giorno in cui auspicavano la collaborazione fra le forze democratiche. Cominciavano i 45 giorni badogliani che sarebbero finiti con l’armistizio dell’8 settembre e nella nascita della Repubblica sociale. Per i ferraresi iniziava il tragico biennio 1943-’45. —

(* presidente Isco)

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