Il Magi 900 protagonista con “Vivi il Verde” «Bambini e arterapia al centro dell’evento»

Il museo di Pieve di Cento accende i riflettori su giardino e sculture La curatrice: «Ricominciamo con tutte le migliori intenzioni» 

L’APPUNTAMENTO

Samuele Govoni


Interno Verde è già in archivio ma questo fine settimana arriva un’altra manifestazione votata all’ambiente e all’arte. Si tratta di “Vivi il Verde”, evento su scala regionale, che quest’anno ha per sottotitolo “Il paesaggio che cura”; uno spunto di riflessione in più. Alla chiamata ha risposto il museo Magi 900 di Pieve di Cento (via Rusticana, 1). Valeria Tassinari, curatrice scientifica del museo e coordinatrice del weekend, racconta quello che succederà e la ripartenza dopo una chiusura forzata.

Perché avete aderito alla manifestazione?

«Si tratta di un’iniziativa che punta a valorizzare e promuovere spazi verdi del nostro territorio e pensiamo che il giardino del Magi, con le sue sculture, meriti attenzione».

Ripartirete dai bambini.

«Sì e questa scelta ha anche un significato simbolico. Sabato si terrà un laboratorio creativo per bambini dedicato alla pittura all’aria aperta, evento a cura del nostro dipartimento didattico. Domenica, invece, incontreremo Carlo Coppelli, artista e arteterapeuta, che introdurrà uno dei temi sui quali vogliamo lavorare, ovvero la concezione del museo come luogo della cura e della ricerca del benessere della persona».

Nella funzione terapeutica ed educativa dell’arte ci avete sempre creduto ed investito. Perché?

«L’arte nasce dal desiderio di interpretare e trasformare la realtà attraverso il potere delle forme e dei colori. Ogni museo è un luogo che mantiene con forza il legame con questa origine, un attivatore di energie che offre sollecitazioni e genera attitudine ad entrare in ascolto di una dimensione profonda della propria persona. Questa vocazione è per noi fondamentale».

Perché è importante essere in questo programma?

«Farci conoscere e riconoscere come interlocutori in un sistema di relazioni con le istituzioni è fondamentale anche per un museo privato. Far sapere che abbiamo un grande giardino, pensato per vivere il rapporto con l’arte in uno spazio aperto, è un modo per avvicinare anche un pubblico diverso, sensibile a valori che condividiamo, come quello del rapporto con l’ambiente».

Il Magi dopo i duri colpi inferti dal Covid è ripartito. Com’è stato rialzarsi?

«Rialzarsi significa non solo riaprire, ma far ripartire la progettualità da dove si era sospesa, ripensarsi, riaffrontare le incertezze che comunque non sono finite. Non è semplice ma è necessario, dunque ci siamo adeguati subito alle norme e abbiamo riattivato il lavoro di progettazione. Riaprire a settembre è stato per noi come iniziare l’anno nuovo, con tutte le migliori intenzioni».

La pandemia ha cambiato il pubblico?

«Lo ha abituato a pianificare, ad essere attento a determinati aspetti che hanno assunto un ruolo centrale nella fruizione del museo, e questo nuovo modo è certamente positivo. Siamo contenti di un’attenzione maggiore ai dettagli della nostra offerta. I nostri ampi spazi danno sicurezza, e la collezione permanente viene apprezzata proprio per la varietà delle emozioni che risveglia».

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