La violinista Marzadori sul palco con l’Euyo Ma anche scrittrice per amore della musica

Primo violino alla Scala di Milano sabato suonerà a Ferrara «Amo Vasco Rossi quanto Paganini, Schubert e Beethoven»

Bolognese, classe 1987, Laura Marzadori è primo violino al Teatro alla Scala di Milano. Ma Marzadori è anche una scrittrice, il suo romanzo d’esordio, L’altra metà delle note, è uscito il 29 aprile (ed. Harper Collins).

Diplomata con lode e menzione speciale al Conservatorio “Martini” di Bologna, studia a lungo con Marco Fornaciari. Si perfeziona con Giuliano Carmignola e Pavel Berman; segue i corsi di Salvatore Accardo all’Accademia Stauffer di Cremona e alla Chigiana di Siena, dove riceve per due anni il Diploma d’onore. Prosegue il perfezionamento con l’insegnante e violinista Zakhar Bron. A 16 anni vince il premio “Città di Vittorio Veneto” e a 25 il Concorso internazionale per primo violino di spalla dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Tiene concerti da solista in tutto il mondo e sabato sera sarà protagonista proprio a Ferrara, al Teatro Comunale Abbado, sul palco assieme all’Euyo (European Union youth orchestra), con direttore Pekka Kuusisto e appunto la 34enne Marzadori come primo violino. In programma previsti di Antonín Dvořák Romanza per violino e orchestra in fa minore, op. 11 e Mazurka in mi minore, op. 49, poi di Jean Sibelius la Sinfonia n. 5 in mi bemolle maggiore.


SCRITTO DI DEBUTTO

L’altra metà delle note è una storia in parte autobiografica? «Ho desiderato cucire addosso alla protagonista, la giovane e talentuosa violinista Tina Moroso, un vestito che avesse particolari miei ma una storia sartoriale propria. Perciò ho raccontato difficoltà ed esperienze - ci dice -, in cui soprattutto un pubblico giovane può identificarsi: il rapporto conflittuale con il cibo, la passione per la moda, l’ansia e il desiderio di scoprire il mondo, le sfide che ti attendono una volta lasciata la calda e rassicurante “tana” verso la grande città. La capacità di affrontare gli ostacoli che il più delle volte risiedono dentro di noi, quella che ci permette di buttare il cuore oltre l’ostacolo fino a far coesistere il mio “io” di sempre con uno nuovo.

amore per la musica

Il romanzo racconta luci e ombre in un percorso rigoroso. «Inizialmente, come la protagonista, vivevo la musica per l’esclusivo piacere di farlo: ho cominciato a studiare violino a quattro anni con la maestra Fiorenza Rosi. Proseguii in Conservatorio e, a 16 anni, vinsi il concorso che mi mise di fronte a nuovi scenari, facendomi conoscere l’aspetto della carriera. Al pari di Tina, prediligo un modo di suonare il più vicino possibile alla naturalezza: la tecnica è fondamentale, ma a volte si rischia di inseguire il virtuosismo perdendo la sostanza. Ho avuto tanti maestri, dei veri fari: Marco Fornaciari, che mi ha seguita dai 13 anni in poi; Salvatore Accardo a Cremona e Zakhar Bron a Zurigo», racconta.

Il 28 aprile l’abbiamo vista in tv ospite del programma “Via dei Matti n. 0”. «In molti Paesi, come Germania, Austria e in Sudamerica, la musica è un’arte con cui si entra in contatto fin da bambini, quando i preconcetti sono a zero e la mente è aperta, come da Metodo Suzuki. E non, invece, una materia desueta e ostica, lontana dalla gran parte delle persone. Il format televisivo di Bollani ha il grande merito di proporre la conoscenza di musica classica e leggera con la stessa dignità, perché la musica è una. Io amo tanto Whitney Houston e Vasco Rossi quanto Paganini, Schubert e Kovacic. E poi Beethoven: con la Sonata a Kreutzer, che presentai all’audizione in Scala, occupa un posto speciale nel mio cuore», conclude la violinista bolognese.

Giorgia Pizzirani

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