Per la crisi climatica serve un linguaggio diverso L’apporto dell’urbanistica

Per raccontare la crisi climatica serve una comunicazione tattica che sveli le connessioni fra gli eventi e stimoli un approccio emotivo. E tattica deve essere l’urbanistica, con interventi rapidi e non troppo costosi, che dimostri ai cittadini che le cose si possono fare. Sono ancora efficaci le immagini degli orsi polari sui ghiacciai sciolti? All’ex Teatro Verdi, all’incontro “La più grande storia dei nostri tempi’’, la risposta è stata negativa, perché «mancano il racconto delle connessioni fra gli eventi e l’approccio empatico – diceva Maria Teresa Salvati (Everything is connected/Slideluck Editorial) – la mancanza di coinvolgimento mi fa essere distaccato. Si trovano tracce di microplastica nella placenta umana, per esempio, e non si racconta quali sono i problemi legati a questo». Delle proprie esperienze milanesi ha parlato Rossella Ferorelli (architetta/studio Small) che fa «urbanistica tattica – dice – la trasformazione degli spazi pubblici con interventi rapidi che avvicinano all’idea che alcune cose possono essere fatte con poco e in tempi brevi». Anche perché, aggiungeva, «la sensazione delle persone è proprio la lentezza della città a cambiare». La crisi climatica, considera il giornalista Stefano Liberti «è spesso rappresentata sotto forma di dati freddi che non colpiscono», c’è anche il problema di una «guerra di comunicazione», dove le compagnie petrolifere parlano di ambiente, ha detto Sturloni (Greenpeace).

G.C.


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