Ricostruire l’astronave Abbazia Le scritture di “Cantiere Pomposa”

È in formazione un portale per far riemergere l’archivio cartaceo della biblioteca Una storia culturale tra X e XII secolo presentata all’ultimo convegno all’Ariostea

Da almeno un millennio, come una astronave atterrata su un pianeta alieno, l’Abbazia benedettina di Santa Maria di Pomposa si staglia imponente sul piatto orizzonte vallivo. Oggi è un magnifico guscio vuoto, ma un tempo ospitava tesori in parte recuperabili grazie alle moderne tecnologie, come hanno spiegato gli esperti che hanno presentato alla Biblioteca Ariostea un ambizioso progetto: “Cantiere Pomposa”.

Tra archivio e biblioteca una storia culturale ancora da studiare, a cura della Deputazione Provinciale Ferrarese di Storia Patria. È in formazione un portale pensato per ricreare, ove possibile, insieme ad un profilo storico-artistico integrale dell’abbazia, il nucleo principale delle carte pomposiane, che si formò tra X e XII secolo: purtroppo le testimonianze scritte (soprattutto pergamene) sono ormai sparse in ogni dove per avverse vicende storiche.


patrimonio

In seguito la ricomposizione virtuale del patrimonio seguirà i percorsi successivi di Pomposa, in specie il periodo estense, man mano che la ricerca progredirà. Ci si ripromette di fornire una completa bibliografia sul complesso monastico. Non sarà una storia interamente al maschile, perché tra tanti uomini colti e potenti, nella storia di Pomposa emerge anche la figura misteriosa della contessa ravennate Engelrada I (documentata nell’anno 896), una sorta di Matilde di Canossa ante litteram.

Pomposa divenne monastero imperiale nel 1001, per volontà di Ottone III di Sassonia. La decisione incrementò l’importanza di Pomposa, che peraltro esisteva già da secoli, anche se è difficile ricostruirne la più antica struttura. Resta famoso l’abate Guido, che ideò a Pomposa le note musicali sulle quali scrisse un trattato quando si trasferì ad Arezzo. La chiesa fu consacrata nel 1026, il campanile nel 1063, essendo abate Mainardo.

Tra responsabili scientifici e istituzioni d’appoggio a “Cantiere Pomposa”, ed oratori presenti al convegno (in qualche caso da remoto), si forma un lungo elenco: Corinna Mezzetti e Chiara Guerzi per la Deputazione presieduta da Franco Cazzola, Antonio Manfredi e Anna Berloco della Biblioteca Apostolica Vaticana, Giovanni Isabella dell’Università degli Studi di Bologna. Hanno portato il loro saluto e appoggio mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio nonché Abate di Pomposa, per l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio; il padrone di casa, Angelo Andreotti, dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara; Claudio Leombroni, dirigente Biblioteche e Archivi del Servizio Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna per la regione Emilia-Romagna e la relativa Direzione regionale musei; Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi (Modena sosterrà l’iniziativa anche con apporti della Biblioteca estense universitaria, del Dipartimento di storia culture civiltà dell’Università degli studi di Modena e con l’Archivio di Stato); anche gli Archivi di Stato di Milano e di Roma hanno aderito, così come l’Istituto storico italiano per il Medioevo e l’Associazione Caput Gauri.

codice

Aprendo i lavori, la moderatrice Teresa De Robertis, paleografa dell’Università degli studi di Firenze (ma ha insegnato anche a Ferrara), non poteva non ricordare che da Pomposa proviene il più antico codice completo delle tragedie di Seneca, il “Codex Etruscus” (oggi a Firenze, presso la Biblioteca Medicea Laurenziana, pluteo 37.13), in memoria del ruolo di Pomposa per il recupero dei testi classici. Mezzetti, già autrice di ricerche su Pomposa, illustrando il progetto citava le figure di eminenti studiosi che l’hanno preceduta sul terreno pomposiano, come Salmi, Billanovich, Samaritani e Franceschini.

Manfredi ha parlato del monaco Enrico, primo nome di bibliotecario riemerso dopo l’antichità, e delle lamentele dei lettori medievali per i libri scritti senza cura. Un ampio inquadramento storico è stato fornito da Isabella, mentre Guerzi ha delineato con acribia l’aspetto del patrimonio artistico di Pomposa. Riccardo Piffanelli (Archivio storico diocesano di Ferrara) è entrato nel merito del fondo già a Pomposa e per anni conservato a Ferrara, in San Benedetto. Collegato da Montecassino don Mariano Dell’Omo si è concentrato con ammirevole competenza sui legami tra Pomposa e l’Abbazia laziale. Al termine, Lorenzo Tabarrini (UniBo) ha precisato aspetti socio-economici medievali, e Camilla Fusetti (Comperio srl) particolari della tecnologia usata per il portale.

Micaela Torboli

© RIPRODUZIONE RISERVATA