“Il migliore” racconta Pantani In sala il suo lato umano e ferito

Le vicende sportive e umane di Marco Pantani hanno avuto un finale doloroso, drammatico e con molte ombre. Ma il ciclista romagnolo, nel cuore dei tifosi e nella storia sportiva, può ben fregiarsi dell’appellativo de “il migliore”. Lo ribadisce anche il titolo di un docufilm “Il Migliore. Marco Pantani” firmato dal regista Paolo Santolini nelle sale per i “Pantani Days”, la tre giorni dedicata al Pirata, da oggi a mercoledì. A Ferrara sarà visibile all’Apollo Cinepark sempre alle 19.30, all’Uci oggi e domani alle 21.15 e mercoledì anche alle 18.45. Nei Cinepark di Cento e Comacchio il doc viene proiettato alle 21.

LA STORIA


Il film racconta un Pantani intimo, privato, i suoi trionfi sportivi sono sullo sfondo, ampio spazio solo alla vittoria a Les Deux Alpes e all’impresa di Oropa durante il Giro D’Italia quando il 30 maggio 1999, dopo un problema tecnico, rimontò in salita oltre 40 corridori e vinse la tappa conservando la maglia rosa. Sei giorni dopo il dramma di Madonna di Campiglio quando un valore misteriosamente sballato nei controlli del sangue, attribuito a uso di sostanze non lecite, lo portò alla squalifica dal Giro e all’accusa di doping a cui però non fu mai positivo e fu assolto in due su tre processi per frode sportiva. Il terzo si è estinto per la morte. Fu l’inizio della sua fine (“A Campiglio la Madonna non c’era. Mi hanno fregato” scrisse sul muro di casa sua) ed è anche l’episodio da cui parte “Il Migliore. Marco Pantani”.

L’UOMO E IL CICLISMO

Il docufilm si dipana attraverso i racconti, le testimonianze dei più stretti amici del campione che ne danno un amoroso profilo umano, disegnando dinamiche e rapporti all’interno di un gruppo molto coeso e legato da grande affetto. Al racconto partecipano anche la madre, la sorella e la nipote che ora abita nella casa che fu dello zio Marco e che, dopo l’intervista post Campiglio con Gianni Minà, torna ad aprirsi a una telecamera e al pubblico. Questa pellicola, che gode anche del placet di mamma Tonina («Il primo film che fa vedere veramente chi era Marco» dice) racconta l’uomo, ruotando intorno al ciclismo: pochi per quanto appassionanti e significativi i resoconti delle epiche vittorie del Pirata. Si rende un Pantani umano, vivo, fuori dal contesto sportivo, che arriva a commuovere lo spettatore. Marco si diverte, ama, scherza, festeggia compleanni e nozze, calato nella sua Cesenatico, da lui sempre amata (e ricambiato) sfondo di tutta la storia. È un film “vero” perché costruito con immagini “reali”, personali e inedite girate con i mezzi tecnici di allora.

Luca Trambusti

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