L’arte di Nyie per riscattare l’Africa «Cerco l’identità rubata dai coloni»

Dopo Casa Cini e museo Magi ’900 l’artista espone a Palazzo Turchi di Bagno La mostra “Rimembranze” arriva dopo la vittoria della Biennale d’arte “Patruno”

Oggi pomeriggio alle 17.30, nel Salone delle mostre temporanee del rinascimentale di Palazzo Turchi di Bagno a Ferrara (corso Ercole I d’Este, 32), sarà inaugurata la mostra personale di Victor Fotso Nyie dal titolo “Rimembranza”. Camerunese di nascita, formatosi in Italia, l’artista è vincitore della terza edizione della Biennale d’arte “Don Franco Patruno”, della quale l’esposizione costituisce una tappa.

LA MANIFESTAZIONE


La Biennale d’Arte “Don Franco Patruno” – promossa con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, con il patrocinio del Comune di Cento e della Diocesi di Ferrara-Comacchio - è rivolta a giovani artisti emergenti (18 - 30 anni), e prevede che, dopo una prima mostra collettiva dei partecipanti selezionati e l’assegnazione di tre premi acquisto, all’artista vincitore del primo premio venga dedicata una mostra personale. Dopo le due collettive tenutesi a Casa Cini a Ferrara e al museo Magi ’900 di Pieve di Cento, questa personale organizzata in collaborazione con il sistema museale di ateneo dell’università di Ferrara è, dunque, un significativo momento di verifica delle finalità del premio indirizzato a rilanciare l’opportunità di politiche culturali orientate al sostegno della creatività delle giovani generazioni.

L’AUTORE

Selezionato da una giuria tecnica nel 2019, dopo quasi due anni di lavoro Victor Fotso Nyie è ora protagonista di un’esposizione, nella quale emerge una poetica ormai definita e matura, ancorata alla grande, sapienza tecnica perfezionata nei migliori laboratori ceramici di Faenza, e ispirata al forte desiderio di comunicare valori e temi della sua cultura di origine.

LA MOSTRA

Curata da Ada Patrizia Fiorillo, Massimo Marchetti e Valeria Tassinari, la mostra offre nel titolo “Rimembranza”, una chiave di interpretazione esplicita delle sue ceramiche, nelle quali figure umane rappresentate con notevole realismo ricordano con ironia e determinazione il saccheggio al quale l’arte africana è stata sottoposta per secoli, e il sogno profondo di riappropriarsene. «Il tema - ha spiegato l’autore - è quello della “riappropriazione” del patrimonio culturale africano da parte delle nazioni d’origine. I miei antenati sono stati privati dai coloni occidentali di oggetti molto importanti per le loro funzioni sociali, politiche e religiose perché considerati “souvenir” esotici. Il grande problema dell’esportazione coattiva di questi strumenti sta affliggendo più che mai le nuove generazioni. La gioventù africana è costretta a venire in Europa per conoscere la propria storia, per vedere da vicino cose di cui ha solo sentito parlare o di cui ha letto nei libri. Il mio lavoro intende dar voce alla necessità di riscoperta identitaria e di riscatto morale».

La mostra resterà visitabile fino al 18 novembre dalle 10 alle 18, ingresso gratuito.

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