Una panchina rossa al campo da calcio per sensibilizzare

Il sindaco Padovani ha spiegato che quella installata al palazzo della cultura sarà dedicata a Ishrak Amine Fu uccisa dal padre nel 2015

Mettere la panchina rossa, simbolo della lotta alla violenza sulle donne, in un ambiente tradizionalmente maschile come un campo da calcio, è stata una scelta fortemente simbolica da parte dell’associazione “Dillo alla luna” e dell’Atletico Delta, sostenuti dall’amministrazione comunale. Così, in occasione della giornata contro la violenza di genere, Elois Tancini, presidente di “Dillo alla luna”, Fabrizio Mantovani, massimo dirigente della società sportiva, i loro soci, il sindaco Gianni Michele Padovani e l’assessore alla cultura Lara Fabbri insieme a numerose donne si sono ritrovati sotto il tendone allestito al comunale “Flores Mangolini” per la “loro” panchina rossa. Tra le letture di Catia e Mirella, la canzone di Laura Albertini e la coreografia di danza “Sei forte” di Giorgia Sofia Ruighi e delle allieve della scuola di danza “Asd Fly”, che hanno avuto lo stesso comune denominatore, gli amministratori hanno espresso le loro riflessioni.

«È un cancro che bisogna debellare – ha detto Padovani –. La panchina rossa di Mesola, vicino al palazzo della cultura, sarà dedicata ad Ishrak Amine (la 21enne uccisa dal padre Mohammed Amine, poi suicidatosi, proprio a Mesola il 4 ottobre del 2015, ndr)». «Sono stata felicissima – ha affermato l’assessore Fabbri – quando Elois mi ha proposto questa iniziativa. A Mesola abbiamo optato per il palazzo della cultura che ospita la biblioteca, luogo preferito da Ishrak, e sul cui prato già sorge l’albero a lei dedicato. A Bosco per il campo sportivo, luogo legato al mondo maschile, perché è bello che i ragazzi vedano ogni giorno questo simbolo. L’esempio che diamo ai giovani è fondamentale per superare questa piaga; il femminicidio è la punta dell’iceberg di un fenomeno fatto di violenze di vario tipo». Sabato mattina a Mesola un’altra panchina rossa è stata inaugurata davanti al palazzo della cultura in via Mazzini.


Lorenzo Gatti

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