Le opere di Guercino e Caravaggio in vendita col Casino dell’Aurora

La dependace romana del ’500 verrà battuta all’asta a gennaio: base 471 milioni Il mondo della cultura chiede allo Stato di far valere i suoi diritti di prelazione

Ci sono tutti gli elementi per farne un “caso” internazionale. Un edificio storico di Roma decorato da dipinti murali considerati capolavori, messo all’incanto; un’eredità che ha al centro contese legali tra la vedova texana di un principe romano, defunto nel 2018, ed i figli di lui; un’asta imminente, come anticipato da Repubblica.it, e stellare (base 471 milioni di euro, secondo Alessandro Zuccari, che ha stimato l’inestimabile per il Tribunale); ventimila invitati a partecipare alla storica asta telematica; lo spettro di un futuro uso mercantile del luogo e della speculazione edilizia; l’appello generale allo Stato perché faccia valere i suoi diritti di prelazione; tutto questo ruota intorno al Casino dell’Aurora ovvero Casino Boncompagni Ludovisi, detto pure Casino Del Monte.

IL CAPOLAVORO


I Boncompagni, bolognesi, vantano in famiglia due papi: Gregorio XIII (1572-1585) e Gregorio XV (1621-1623). Un altro Gregorio, discendente dei pontefici, sposò nel 1681 Ippolita Ludovisi, dando forma al potente casato Boncompagni Ludovisi, che possedette tra l’altro la Rocca Estense di Vignola. Il Casino è una palazzina del ’500 che stava accanto alla grandiosa Villa Ludovisi voluta nel 1623 dal cardinale Ludovico Ludovisi (distrutta nel 1885 per dar luogo ad una barbara lottizzazione), in parte posta sui resti degli “Horti Sallustiani” appartenuti a Cesare, a.C. Sallustio Crispo e all’imperatore Tiberio. Il cardinale Ludovico (1595-1632), fresco di nomina arcinepotistica e attento investitore immobiliare, nel 1621 aveva comprato dal cardinal Del Monte una vigna, compreso il Casino: non gli sfuggì il valore di un dipinto che lì si trovava fin dal 1597, ovvero l’unica opera murale mai dipinta da Caravaggio, morto nel 1610. Di essa solo da mezzo secolo, grazie a Giuliana Zandri, è stata accertata la mano del pittore sui muri del Casino, fino ad allora trascurati e sporchi: non un affresco, ma una tecnica all’olio usata su uno scorcio prospettico vertiginoso per le figure di Giove, un ardito Nettuno dai genitali bene in vista (un tempo nascosti sotto una ridipintura), e Plutone, con il cane Cerbero. Per questo effetto Caravaggio si mise forse ignudo in piedi, di persona, sopra uno specchio, posando per sé stesso: si tratta quindi di un triplice autoritratto. Il suo inseparabile cane, Cornacchia, un barbone nero, avrebbe offerto lo spunto per l’immagine di Cerbero. Caravaggio era protetto dal cardinal Del Monte, alchimista dilettante, e sembra che l’argomento scelto si leghi ad aspetti alchemici tratti dagli scritti di Paracelso, il medico, “mago” e astrologo svizzero laureatosi a Ferrara. Volendo decorare ancor più il Casino, nel 1621 venne chiamato un emiliano, un centese ma di casa a Bologna e Roma, il grande Guercino, che vi dipinse a tempera temi ridenti, come la smagliante” Aurora sul carro”, le lunette recanti il “Giorno” e la “Notte”, nonché la “Fama con l’Onore e la Virtù”, contornati dalle quadrature a buon fresco del romano Agostino Tassi, noto, e mal gliene incolse, per essere stato lo stupratore di Artemisia Gentileschi.

PASSATO E FUTURO

Nel Casino operarono anche il pittore fiammingo Paul Bril ed un ennesimo maestro bolognese, Domenichino. Le collezioni Boncompagni, sparse nelle diverse proprietà, fecero epoca. Nel fatale 1621 Olimpia Aldobrandini cedette al cardinale Ludovico brani di carne artistica ferrarese strappati al corpo estense dal cardinale Pietro Aldobrandini, del quale era nipote, e cioè “Gli Andrii” e “L’offerta a Venere” di Tiziano, poi donati a re Filippo IV di Spagna e oggi al Prado. In quel torno di tempo, 1623, il cardinale Ludovico ebbe da Scipione Borghese nientemeno che l’incomparabile “Ratto di Proserpina” di Bernini, che tornerà alla Galleria Borghese solo ai primi del ’900. Molto è perduto o andato altrove. Resta il Casino. Lo Stato farà un’offerta per trattenerlo, o avremo presto un hotel 7 stelle, magari appartamenti per nuovi miliardari, o, ponendo un accento sulla o di Casino, un casinò? Si vedrà: rien ne va plus.

Micaela Torboli

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