Quando tutti gli artisti emiliani divennero raffaelleschi

Dal 1516 in poi i pittori sentono quello che di nuovo il genio racconta Il suo primo allievo porta la cultura romana nella Pianura Padana 

L’ESTRATTO

Tutti i pittori emiliani, dal 1516 in avanti, Garofalo, Innocenzo Mainola, Luca Longhi, Ortolano, Correggio, tutti cominciano a diventare raffaelleschi. La Santa Cecilia cambia la tradizione pittorica di Bologna, di Parma, di Ferrara. A Ferrara un pittore che io preferisco a Raffaello, Ortolano, quando vede quest’opera improvvisamente assume qualcosa di Raffaello. La sua pala con san Sebastiano, con il bellissimo paesaggio dai colori caldi di Ferrara, mostra un san Demetrio in meditazione, con la mano sulla faccia, debitore del pensoso san Paolo di Raffaello. Inoltre, anche Ortolano si esercita con la natura morta: ai piedi dei personaggi c’è una balestra, ci sono i dettagli di alcune borracce, di grande realismo. Pur nella diversa composizione, questo effetto viene da Raffaello. Raffaello sarà determinante per Garofalo, Ortolano, Correggio, tutti pittori che, senza bisogno di andare a Roma, grazie alla pala di santa Cecilia sentono quello che di nuovo, di soave, di intenso, di espressivo Raffaello racconta. Questo vale per i pittori ferraresi e bolognesi, ma anche per i veneziani. Il grande Tiziano, pittore focato, vivido, tutto meno che legato all’ordine, quando vede Raffaello diventa raffaellesco. La sua opera più importante, del 1516-18, quando Raffaello è ancora vivo, è la celebre Assunta dei Frari, un capolavoro raffaellesco dipinto dal pittore veneziano: il mondo delle nuvole, la Madonna assunta sul fondo di luce dorata, il gruppo degli apostoli che Ortolano, San Sebastiano tra san Rocco e san Demetrio si muovono, come danzanti, nella parte inferiore. Il movimento, il dinamismo, la forza sono un effetto di Raffaello su Tiziano. Anche Moretto da Brescia nella sua opera Madonna e bambino con i santi del 1524 dà vita a una composizione fortemente raffaellesca nella parte superiore, nell’edicola che apre verso il paesaggio. Quindi Raffaello penetra anche a Brescia e irrora il mondo padano finché, nel 1524, morto Raffaello, Giulio Romano, suo primo allievo, arriva a Mantova e progetta Palazzo Te, un satellite raffaellesco della cultura romana nella Pianura Padana.


(Raffaello. Un Dio mortale; V. Sgarbi, La nave di Teseo)

© RIPRODUZIONE RISERVATA