Afghanistan, guerre e sogni infranti «Dobbiamo tenere alta l’attenzione»

La testimonianza: «Il 60% della popolazione rischia entro fine anno di non avere un pasto al giorno»

«Tenere alta l’attenzione sull’Afghanistan è un nostro dovere come cooperatori e cittadini, soprattutto ora che i riflettori sulla situazione del Paese cominciano a spegnersi. Ogni giorno i diritti e la sicurezza di donne, bambini e uomini afghani sono messi a repentaglio dal regime talebano. L’incontro che abbiamo promosso mette a confronto esperienze diverse di professionisti impegnati in questa emergenza, per aiutarci a comprendere cosa sta succedendo e in che modo possiamo dare un aiuto concreto». Con queste parole, il presidente di Legacoop Estense Andrea Benini ha introdotto l’iniziativa “Afghanistan Anno Zero. Presente e futuro del popolo afghano”, che si è svolta nella sala Convitto del Consorzio Factory Grisù a Ferrara.

FUTURO DIVERSO


A portare la propria testimonianza, la corrispondente di guerra Barbara Schiavulli, la vicepresidente di Fondazione Pangea Onlus Simona Lanzoni e Francesco Camisotti, responsabile del settore Società e Diritti di cooperativa sociale Cidas, in un dibattito moderato dalla giornalista Camilla Ghedini. Barbara Schiavulli ha seguito i fronti caldi degli ultimi venticinque anni: oltre all’Afghanistan, anche Iraq, Israele, Palestina, Pakistan, Yemen, Sudan, Cile, Haiti, Venezuela, su cui ha realizzato servizi e articoli per quotidiani, TV e radio nazionali. Attualmente collabora con BCC arabic e dirige Radio Bullets. «L’Afghanistan oggi è un Paese senza società civile – ha spiegato Schiavulli – alcuni cittadini sono riusciti a fuggire o stanno fuggendo, altri restano nascosti temendo per la propria vita. Il 60% della popolazione rischia entro la fine dell’anno di non avere nemmeno un pasto al giorno. In questi anni abbiamo raccontato le storie di persone che sognavano un Paese diverso e adesso vivono chiuse in casa, di tante donne che oggi non possono più studiare né lavorare».

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Fondazione Pangea è una Onlus presente dal 2003 a Kabul con un circuito di microcredito e interventi di formazione, sostegno ed empowerment economico e sociale che hanno coinvolto oltre 7.000 donne afghane. «Il nostro progetto è malvisto dal regime talebano – ha spiegato Lanzoni – per cui la priorità è stata mettere in salvo, portandole in Italia, le collaboratrici afghane che rischiavano violenze, stupri o addirittura la morte. Pangea continua però a essere presente sul campo in Afghanistan». «Cidas supporta le istituzioni nella gestione dei progetti territoriali di accoglienza, protezione ed integrazione di migranti e rifugiati», ha evidenziato Francesco Camisotti. Poi ha riportato la lettera scritta dal padre della famiglia afghana accolta a Ferrara da Cidas: «Grazie per averci ospitato in un luogo sicuro. Il nostro cuore, la nostra anima e la nostra mente sono rimasti in Afghanistan. Tutti i nostri averi e tutto ciò per cui abbiamo lavorato per tutta la vita sono rimasti in Afghanistan. Ogni volta che pensiamo al nostro Paese e alla nostra gente ci si riempiono gli occhi di lacrime».

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