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Morto l’intellettuale e scrittore Celati. Anche Ferrara piange il narratore del Po

Viveva in Inghilterra ma era legato da anni alla città estense. Il ministro Franceschini: «Era un attento osservatore»

FERRARA, È morto Gianni Celati, scrittore, critico letterario e traduttore legatissimo al nostro territorio. Aveva 84 anni e da tempo viveva a Brighton, in Inghilterra. Nato nel 1937 a Sondrio, laureatosi a Bologna con una tesi su Joyce, nel 1971 ha pubblicato il suo primo romanzo, Comiche. Tra le sue opere, Narratori delle pianure (premio Cinque Scole e Grinzane-Cavour); Quattro novelle sulle apparenze; la trilogia Parlamenti buffi. Intensa anche l’attività di traduttore, partendo da Bartleby lo scrivano di Melville, La Certosa di Parma di Stendhal, Poesie della torre di Hölderlin, I viaggi di Gulliver di Swift.

Tornò alla narrativa nel 1985 con i trenta racconti di Narratori delle pianure che segnarono anche il passaggio alla casa editrice Feltrinelli, e che mostrano un forte cambiamento di stile. In seguito vennero le Quattro novelle sulle apparenze (1987) e Verso la foce (1989), itinerario verso le foci del Po (territorio dell’infanzia e dell’adolescenza dello scrittore). Nel’98 Celati aveva ricevuto lo Zerilli-Marimò Prize for Italian Fiction dalla New York University. Realizzò anche alcuni film documentari di ambientazione africana come “Strada provinciale delle anime”, “Il mondo di Luigi Ghirri” e “Case sparse. Visioni di case che crollano”. «In fondo, scrivere racconti, favole, novelle, sonetti, è come spedire delle lettere – aveva affermato difendendo il suo ideale di gratuità delle opere letterarie –, anche se mi rendo conto che non è più tanto chiaro a chi queste lettere sono indirizzate».


Tra le innumerevoli attività in campo culturale, ha anche insegnato all’Université de Caen e alla Brown University di Providence e per il resto della sua vita ha risieduto a Brighton, dove si è spento nella notte di domenica.

IL MINISTRO e IL SINDACO

«Con dolore apprendo della scomparsa di Gianni Celati, un grande intellettuale del Novecento, un autore mai banale, uno straordinario traduttore che ha studiato con maestria la lingua italiana e le sue sonorità. È un giorno triste per la letteratura e per il nostro Paese che perde anche un attento osservatore, che ha saputo raccontare con semplicità l’Italia meno conosciuta, l’Italia dell’altrove. Mi stringo ai familiari e agli amici di Gianni Celati in questo triste giorno». Così il ferrarese Dario Franceschini, ministro della cultura.

«Uno dei maggiori narratori del ’900 e protagonista di quella stagione letteraria e creativa della Bologna tra gli anni ’70 e ’80 indimenticabile, attorno alla quale è cresciuta una generazione di artisti da Pier Vittorio Tondelli ad Andrea Pazienza, a Roberto Freak Antoni e tanti altri - così il sindaco di Bologna, Matteo Lepore -. Celati va ricordato anche per i suoi corsi di letteratura angloamericana al Dams, che hanno segnato un’epoca».

L’artista e lo studioso

Con una fotografia che mostra sul tavolo molte opere di Celati, il cantautore ferrarese Vasco Brondi saluta Celati con un post sui social sintetico ma molto sentito: “Grazie Gianni! Dopo le tue descrizioni questi posti non sono più tornati gli stessi!”.

Nel 2019 è uscito “Gianni Celati. Traduzione, tradizione, riscrittura”, raccolta di saggi nata dopo il convegno organizzato in Irlanda su Celati da Michele Ronchi Stefanati, docente e ricercatore ferrarese, il quale anche sulle pagine della Nuova Ferrara ha spesso scritto di Celati. «Nel testo si parla soprattutto delle sue traduzioni e di quando riscrive testi della tradizione letteraria italiana, come ha fatto con Boiardo. In queste pagine – ci raccontò Ronchi Stefanati – ci sono testi su Joyce, Céline, Swift, uno di Alessandro Carrera su Bob Dylan. È un bel volume e restituisce l’atmosfera davvero diversa, affettuosa e senza pedanterie, di quel convegno, dove a un certo punto ci siamo trovati tutti a leggere Joyce e Beckett ad alta voce dentro un pub. Nel libro c’è poi una lettera inedita di Celati a Enrico Palandri, un’introduzione di Nunzia Palmieri, curatrice del Meridiano dedicato a Celati, e una postfazione di Daniele Benati».

“Ciao Gianni - l’ultimo saluto del ferrarese -. Grazie per il tuo affetto, le tue parole, i tuoi gesti, i tuoi racconti, le tue visioni, i tuoi incontri, le nostre camminate in cui non riuscivo a tenerti dietro. La prima volta ci siamo parlati a Carpi, quando ti ho chiesto di venire in Irlanda perché volevamo fare un convegno sul tuo lavoro e con te. Poi sono venuto a trovarti a Brighton e poi sei venuto tu, con Gillian, in Irlanda e a Cork. E poi ci siamo rivisti a Bologna, mi aspettavi seduto sotto il Nettuno come un ragazzino. E poi a Reggio, e a casa di Ermanno, con Daniele e tanti altri e ancora altrove. Ed è curioso che dopo tanto girare, l’ultima volta che ci siamo visti sia stata a Ferrara, la tua città, la città dove spesso dicevi di voler tornare a vivere. Al bar Lo spallino, in angolo tra via Biagio Rossetti e via Ludovico Ariosto”.

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