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Ferrara. Tre quadri di Garofalo all’Archeologico. «Nuove eccellenze per i nostri visitatori»

I dipinti in città col progetto “100 opere tornano a casa”. Le tele inserite nella Sala del Tesoro a Palazzo Costabili

Ferrara. Tre quadri di Garofalo al museo Archeologico

FERRARA. Le tre opere di Benvenuto Tisi da Garofalo che si trovavano nei depositi della Pinacoteca di Brera e della Galleria Borghese di Roma, sono arrivate a Ferrara. I quadri, esposti nella Sala del Tesero di Palazzo Costabili, sede del Museo Archeologico Nazionale, sono stati presentati ieri alla cittadinanza. La nuova collocazione non è stata scelta a caso: fu infatti il Garofalo ad affrescare la sala nel ’500 con scene della vita di corte. Ad accogliere le opere, di nuovo a Ferrara grazie al progetto “100 opere tornano a casa” a cura del Ministero della Cultura, operazione volta alla valorizzazione sia del patrimonio artistico sia dei piccoli centri, c’erano Tiziano Trocchi, direttore del museo, Alan Fabbri e Marco Gulinelli, rispettivamente sindaco e assessore alla cultura di Ferrara. Fra i relatori invece erano presenti il direttore dei Musei Emilia Romagna Giorgio Cozzolino, delle Gallerie Estensi di Modena Martina Bagnoli e per la Galleria Borghese di Roma Lucia Calzona.

Le opere

Il quadro più imponente è “Crocifissione con la Vergine, la Maddalena ed i santi Giovanni Evangelista e Vito” largo 246 centimetri e alto 281 centimetri. Fu realizzato nel 1522, requisito da Napoleone dal convento delle agostiniane a Ferrara nel 1811; proviene dalla Pinacoteca di Brera. Sullo sfondo di un vasto e visionario paesaggio l’autore ha dipinto oltre al Crocefisso ed alle altre figure, anche San Vito martire bambino in abiti rinascimentali, a cui la chiesa di provenienza del quadro era dedicata. “Noli me tangere” (Non mi toccare) è invece il tema dell’altra tela nel quale Maria Maddalena incontra Gesù appena risorto che le rivolge queste parole in quanto non è ancora ritornato alla Casa del Padre; misura senza cornice 106 di larghezza e 155 di altezza, non ha una datazione indicata e proviene dalla Galleria Borghese.

L’episodio descritto è tratto dal Vangelo di Giovanni e riporta l’incontro di Maddalena con Gesù nelle vesti di un ortolano intento a coltivare il suo giardino. Infine “Pesca miracolosa” raffigura Gesù nel Mare di Tiberiade che appare a Pietro ed ad altri discepoli dove li invita a tirare le reti che risulteranno piene di pesci da consumare insieme; sempre senza cornice, misura cm 74, 5 per 91, 5; il paesaggio sullo sfondo è di chiara matrice ferrarese mentre le figure risentono dell’influsso dei moduli raffaelleschi; non ha una datazione indicata e proviene dalla Galleria Borghese che l’aveva insieme al precedente, nella propria collezione a partire dal 1600.

A conti chiusi

«Con queste tre tele – ha sottolineato il direttore dell’Archeologico Trocchi – accresciamo la nostra offerta culturale e ci apriamo ai visitatori con ulteriori eccellenze». Entusiasta del progetto che coinvolge più di un museo emiliano-romagnolo, Giorgio Cozzolino ha ricordato che ciò aggiunge un ulteriore anello a quella catena che si è formata durante oltre 200 anni dalle predazioni napoleoniche, riuscendo a mutare la gestione del recupero delle opere che ebbe inizio dal 1815 ma che già con un intenso lavoro diplomatico aveva fatto Canova a favore dello Stato Pontificio. Martina Bagnoli ha ricordato un’altra acquisizione per la Pinacoteca Nazionale di Ferrara, ovvero, “San Bruno in preghiera con altri monaci” di Carlo Bononi.

Margherita Goberti

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