Gozzini, pittore “debole” ed errante Storia del livornese trapiantato a Ferrara

Pittura debole. Non altrimenti si può definire l’arte di Giuseppe Gozzini, pittore, grafico e copista, nato a Livorno nel 1806, morto il 22 febbraio 1886 a Ferrara e sepolto nel cimitero monumentale della Certosa. Poco più che un nome anche per gli studiosi: questo perché era del tutto privo di guizzi, prono davanti a Raffaello, Ingres, ed altri inarrivabili, dei quali traduceva i capolavori sia in copie che grazie alle incisioni. Gli studiosi non faticano per inquadrarlo: studiò all’Accademia di Belle Arti di Firenze, e si rivelò Neo-Medi e Neo-Estense. Tecnica buona, originalità nulla. A Livorno, intanto, quasi si scordarono di lui, sempre lontano dalla città natale. Malgrado gli attestati di stima, a Firenze non riuscì ad ottenere una cattedra, intanto esponeva alla locale Promotrice paesaggi toscani e quadri di tema sacro, mitologico e letterario, o linea con il momento risorgimentale, come La morte del colonnello Tommaso Morelli di Popolo a Montebello, ispirato da un fatto del 20 maggio 1859, ben poco celebrato. Nel 1860, astutamente, appose lo stemma Savoia su una Madonna del Giglio, e la mossa convinse la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti ad acquistare l’opera. Anche il suo matrimonio fu centrato. Sposò Carolina Guerrazzi, della omonima famiglia labronica celebre per il politico e scrittore Francesco Domenico Guerrazzi. Nacque agli sposi la figlia Sofia (1837-1917) pianista e pittrice a sua volta, che troverà marito a Ferrara, nella persona di Luigi Turchi (1825-1893), un industriale di successo, legato alla fabbrica ferrarese Chiozza e Turchi, che produceva saponi profumati e dentifrici. Suo fratello Gaetano (1817-1851) fu un pittore di stretta osservanza accademica; anch’egli, come Gozzini, nella sua breve vita restò fedele alle tendenze artistiche in voga nella Toscana pre-macchiaiola. Gozzini doveva aver rapporti frequenti con Ferrara anche prima delle nozze di Sofia con Turchi, forse tramite Gaetano, dal momento che negli anni Trenta dell’800 ritrasse (secondo gli studiosi con Girolamo Domenichini) il fisico, botanico e trattatista Antonio Campana, morto nel 1832. Nel 1872 Gozzini lasciò Firenze e si trasferì prima a Pontelagoscuro, dove aveva sede la “Saunara” (come veniva chiamata la fabbrica di saponi), e poi a Ferrara, per stare accanto alla figlia. Continuò a dipingere, seguendo i propri gusti romantici e devoti. Le Gamc ferraresi possiedono sue opere, a volte confondibili con quelle eseguite da Sofia, e in città ne restano anche presso collezioni private.

Micaela Torboli


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