Il primo romanzo e quella sfida con la moglie

Il bondenese Alvisi in libreria con I cavalieri elementali: «Ne avrei parlato con lei solo dopo 100 pagine, sono arrivato a 636»

Davide Bonesi

Metti un impegno con la moglie, metti la passione per i libri, aggiungici anche un valore importante quale l’amicizia ed ecco che I cavalieri elementali inizia a prendere forma. Si tratta del romanzo di debutto del 42enne bondenese Daniele Alvisi. E che debutto, considerato che il volume conta ben 636 pagine (Albatros Il Filo - collana “Nuove voci imago”, costo 20.50). Impresa non così semplice come la raccontiamo, perché di anni in tutto ne sono serviti una decina per portare a termine questa fatica letteraria, ma vuoi mettere la soddisfazione? «In effetti - racconta Alvisi - mi è sempre piaciuto leggere e ovviamente anche scrivere. Avevo idea di scrivere questa cosa e ne ho iniziato a parlare con mia moglie Margherita, la quale mi ha detto che mi avrebbe ascoltato solo qualora avessi scritto le prime cento pagine. Ecco, diciamo che l’ho vista come una sfida e alla fine ecco questa storia diventare libro».


LE TAPPE

Certo, dieci anni sono lunghi e per chi di professione è dipendente del Consorzio di bonifica Cer, marito e nel frattempo anche padre di Celeste e Camilla trovare il tempo per scrivere non è semplice. «A dire il vero ho anche ristrutturato casa. Diciamo che ho portato avanti il libro poco alla volta, ma quando ho finito le prime pagine sono tornato da mia moglie... E? E niente, le ho detto che ora potevamo parlare del libro, aggiungendo che non ero neanche a metà della storia che avevo in testa».

Dunque, la moglie l’abbiamo detto, la passione per lettura e scrittura anche, resta l’amicizia, quella di lunga data con i coetanei di Bondeno, amici di sempre «che poi sono i protagonisti del romanzo. Perché in fondo questa è una storia di amicizia e appunto i protagonisti sono poi i miei amici nella vita reale».

IL PRIMO ESAME

Come detto, Alvisi ha una grande passione per la letteratura, in particolare quella fantasy, «leggo di tutto, anche thriller e libri sportivi, ma il fantasy è il genere che mi ha sempre attirato di più, partendo da Tolkien con la saga del “Signore degli anelli” per arrivare a Eragon di Paolini e ovviamente un classico come Harry Potter della Rowling».

Una volta terminata la sua fatica, Alvisi ovviamente doveva farla leggere a qualcuno... «Ho coinvolto ovviamente mia moglie e i miei amici più stretti, ma per evitare giudizi benevoli ho deciso di far editare il romanzo a una persona esterna, che non conoscevo. E così ho coinvolto Marta Paparella, alla quale la storia è piaciuta ed è stata decisiva nel “trasformare” il mio primo lavoro in un libro. A quel punto ho iniziato a spedirlo a varie case editrici, finché mi ha risposto Albatros che però mi ha proposto una clausola sulla pubblicazione: donare una parte del ricavato della vendita alla costruzione di pozzi e scuole in Africa. Ovviamente ho accettato, perché la mia felicità principale è quella di vedere pubblicato questo libro e se posso fare anche del bene non mi tiro indietro».

Chiaramente ora ci sono le presentazioni da organizzare (sperando migliori la situazione pandemica), ma da scrittore ormai rodato «mi sono tenuto aperto diverse strade per poter proseguire nella scrittura, vediamo che succederà», chiude Alvisi.

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