Fuligni, e il Brunello dal paese arriva alla ribalta mondiale

“Donna” Maria Flora al timone da 50 anni: è un’icona nella storia di questo vino La famiglia ha nobili origini e un passato importante, anche nella vinificazione

Ripeto spesso che il piacere di occuparsi di vino è il piacere di raccontare le splendide storie che alimentano questo universo. Che sono tante, e allora spesso il cronista ha quell’invidiabile problema dell’imbarazzo della scelta. È un po’ il caso dell’azienda Fuligni di Montalcino, cantina dalla storia pluricentenaria, dato che i visconti Fuligni, famiglia nobile originaria di Venezia, si trasferirono in Inghilterra nel XIV secolo, parte di un contingente di condottieri al servizio di Edoardo III. Solo più tardi, nel 1770, quando gli Asburgo-Lorena ascesero alla guida del Granducato, l’avo Luigi Fuligni, generale, fu rispedito in Toscana, incaricato della bonifica dei terreni della Maremma, dove il Granduca Leopoldo gli concesse una proprietà. Di conseguenza, i Fuligni impiantarono vigneti intorno a Scansano, producendovi vino fino all’inizio del XX secolo, quando l’avo Giovanni Maria Fuligni si stabilì nella vicina Montalcino.

VERSO IL SECOLO DI VITA


L’azienda viene fondata nel 1923, producendo fin da subito vino e olio, nella stessa collocazione di ora, a due curvoni dall’abitato di Montalcino. Quando nel ’71 l’azienda passa a Maria Flora Fuligni, una delle “donne del vino” fondamentali nella storia del Brunello, inizia la vicenda moderna della cantina, quella della rinomanza internazionale. È il periodo in cui il Brunello esce dalla nicchia di un piccolo paesino arroccato sulle colline per affacciarsi, spavaldamente, alla ribalta internazionale, ma sono anche gli anni in cui il pubblico mondiale scopre l’incredibile qualità dei vini prodotti in Toscana. “Donna” Maria Flora è tuttora alla guida insieme al nipote, Roberto Guerrini Fuligni, docente alla facoltà di Giurisprudenza e figura di intellettuale eclettico, da anni coadiuvati dalla preziosa Daniela Perino. Fuligni si porta dietro la fama di grande depositaria della tradizione storica del Brunello. C’è chi racconta che, in un fenomeno tutto sommato di recente codificazione come quello di Montalcino, i prodotti di Fuligni hanno descrittori costanti fin dai primi anni, lieve austerità, raffinatezza, concentrazione di frutto sì ma nessun eccesso, estratto imponente. È l’ennesima conferma che il vino fatto bene, con onestà e accuratezza, alla fine paga sempre, al di là delle volubili incostanze delle mode. Da questi 15 ettari, suddivisi in diverse parcelle, su un totale di 100 ettari di tenuta, nascono bottiglie carismatiche, dal Rosso di Montalcino ai Brunelli, succosi promemoria delle potenzialità del Sangiovese Grosso in queste terre magiche.

Riccardo Corazza

(5, continua)

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