«Che emozione tornare sul palcoscenico Sanremo? La tremarella la mette sempre»

Gianni Morandi si prepara all’Ariston con sette serate al Duse di Bologna. L’amicizia con Jova: «La sua canzone come una terapia» 

IL COLLOQUIO

Samuele Govoni


Allegro, energico e inguaribilmente ottimista. Gianni Morandi ieri sera ha tenuto il primo dei sette concerti in programma al teatro Duse di Bologna. Tra prove generali, scalette da mettere a punto e bagagli da preparare in vista di Sanremo, in mattinata ha anche trovato il tempo per un incontro via Zoom per parlare del suo ritorno dal vivo e dell’Ariston. Ma anche dell’incidente domestico di cui porta ancora e dell’amicizia con Jovanotti.

RITORNO SUL PALCO

«Ripartire dal Duse per me è un’emozione grandissima. Questo - racconta Morandi - è il teatro della città, una vera istituzione. La mia prima volta qui fu nel 1964, avevo 19 anni. Non mi ero mai esibito in un teatro così importante e quindi ripartire da questo palco è per me motivo di grande gioia». La parte finale di “Stasera gioco in casa”, maratona di concerti iniziata prima della pandemia, si componeva di sei date ma, visto il successo, ne è stata aggiunta una settima. Trenta serate in totale. «Se la gente avrà voglia di continuare a venire a teatro possiamo anche pensare di aggiungere altre date, l’importante è divertirsi e stare bene. Poi per me questi concerti sono anche una sorta di preparazione al festival di Sanremo. Suonare ogni sera davanti a un teatro pieno è bellissimo e mette energia». E di energia Morandi ne ha da vendere. Come sempre. «Vado ancora a correre e quando torno, magari dopo sette o otto chilometri, mi sento felice. È bello tenersi attivi». La passione per lo sport è, oltre all’ottimismo, un altro dei punti in comune tra lui e Jovanotti. «A Lorenzo piace la bici, a volte mi scrive al mattino e mi dice che ha già fatto un giro di novanta chilometri». I due, che si conoscono da anni, si sono avvicinati veramente solo dopo l’incidente domestico.

«Dopo l’ustione ho chiamato Gianni in ospedale, sapevo che se l’era vista brutta e volevo salutarlo. Sentendolo - ha raccontato Jovanotti in una breve incursione fatta ieri durante la conferenza - mi sono accorto immediatamente che era giù di corda, che non era il solito Gianni, e così gli ho proposto una canzone». La canzone in questione è “L’allegria”. «Quel brano per me è stato quasi una terapia, mi ha fatto sentire meglio sia fisicamente sia a livello di umore e da lì abbiamo continuato a sentirci», dice Gianni. In questi mesi di incertezze, cure mediche, visite di controllo, nuovi progetti e prove i due artisti sono diventati veramente amici. Da questo rapporto è nata anche “Apri tutte le porte”, canzone che andrà al Festival di Sanremo. Un brano diverso, più rimico che melodico.

IL FESTIVAL

«Sull’onda dell’entusiasmo abbiamo inviato il brano e non era scontato che ci dicessero sì. Sono felice di tornare, salgo su quel palco con l’entusiasmo di un debuttante. Amo Sanremo». Concorrente, vincitore, direttore artistico ma prima di tutto spettatore. «Ricordo quando nel 1958 vidi al bar di Monghidoro Modugno cantare “Volare”. Che emozione. Quella del bar era l’unica tv del paese, fuori c’era la nebbia, era tutto cupo e quella voce in me mosse qualcosa. Scaldava tutto. Forse è proprio da lì che ho iniziato ad amare veramente la musica». Poi conclude: «Io ho cantato un po’ dappertutto ma l’Ariston mi mette sempre la tremarella. Riti scaramantici non ne ho, magari quando sarò dietro le quinte chiederò ad Anna di darmi una spinta per salire sul palco. Spero che la canzone piaccia al pubblico, alla fine conta solo questo».

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