Oggi e domani all’Abbado l’Orfeo di Monteverdi con l’Accdemia Bizantina

L’Orfeo di Claudio Monteverdi è «un punto di riferimento per chi continua a credere nel valore culturale e spirituale di questo genere musicale», come lo descrive Pier Luigi Pizzi. L’opera – che rinnova l’incanto di quel patrimonio insostituibile e prezioso che è il melodramma in Italia - è la prima in cartellone della Stagione d’Opera del Teatro Comunale di Ferrara, in programma oggi (alle 20) e domani alle 16 al Teatro Comunale Abbado. Il mito universale del cantore sulle tracce della propria amata è affidato alla sapienza registica di Pizzi – che ne firma anche scene e costumi – e alla raffinatezza musicale di Accademia Bizantina guidata da Ottavio Dantone, votata come seconda migliore orchestra al mondo ai Gramophone Awards 2021.

Su un palcoscenico allargato, dove l’orchestra condivide lo spazio con i cantanti e il Coro Cremona Antiqua, preparato da Antonio Greco, la musica è sempre presente e letteralmente protagonista sulla scena. Gioia e dolore sono contigui: l’oltretomba è una voragine a un solo passo di distanza, un precipizio pronto a inghiottire il “perduto bene” di Orfeo (ruolo affidato al tenore Giovanni Sala), per individuazione psicologica il primo vero protagonista nella storia del teatro musicale moderno. Le coreografie sono di Gino Potente, mentre Massimo Gasparon è lighting designer e regista collaboratore.


L’Orfeo è una nuova coproduzione della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara e del Teatro Alighieri di Ravenna.

Se il libretto e la partitura dell’Orfeo rispettano pienamente i criteri di simmetria e proporzione della cultura rinascimentale, vi si muovono «correnti di affetti intensissime – nota Pizzi – basta pensare al ruolo della messaggera che annuncia la morte di Euridice: il suo intervento porta con sé una passione così forte, una tensione così drammatica da trasformare in modo radicale il clima espressivo dell’intera opera. Da quel momento L’Orfeo diventa un dramma, si immerge in un clima di dolore più forte di qualsiasi gioia. Comprendiamo facilmente che la felicità dura un istante, che è effimera e caduca. Quel che sembrava marmo si rivela fragile argilla destinata a sbriciolarsi in un attimo». Dopo tutto, come ricorda Dantone, «Monteverdi è un maestro insuperabile nella pratica degli affetti. La sua capacità di usare i codici retorici è impressionante, come Bach sapeva utilizzare alla perfezione le risorse del contrappunto e della fuga».

Info e biglietti: tel. 0532 202675 o mail biglietteria@teatrocomunaleferrara.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA