Ferrara, Zarmoi tra spazi aperti e quartieri di periferia: «Suono ciò che sento»

Il ferrarese presenta “Still”, i brani registrati tra casa e Sonika. L’autore: «Mescolo rumori, silenzi e musica elettronica»

FERRARA. Si intitola “Still” il primo album di Zarmoi, progetto solista di Francesco Bottazzi che mescola registrazioni ambientali e musica elettronica. L’album, in uscita domenica su tutte le piattaforme digitali e ad aprile in edizione limitata su cd, trasporta l’ascoltatore in contesti vicini e allo stesso tempo lontanissimi. Traccia dopo traccia si viaggia attraverso grandi metropoli e boschi silenziosi, si riconosce il brusio dei condominii e si presta l’orecchio al rumore del vento. «Molti suoni li ho registrati senza pensarci, quasi per avere degli “appunti sonori” da conservare e riascoltare», dice il musicista. Un paio d’anni fa, tra ascolti casuali e lo studio della pedal steel guitar, ha cominciato a mescolare le cose. Quelle registrazioni casuali hanno iniziato a prendere una forma diversa, ad acquisire un senso e un’identità.

L’ALBUM


«I file audio che avevo conservato per mesi o forse per anni nello smartphone hanno iniziato a dialogare con la chitarra e con altri strumenti, sentivo che stava nascendo qualcosa di interessante ma non credevo che ne sarebbe nato un disco». Tra la primavera e l’estate 2020 lo studio di quei suoni porta alla costruzione di brani che poi restano nel cassetto di Zarmoi fino all’anno successivo. «Quasi non ricordavo di averli registrati ma riascoltandoli ho sentito che avevano un loro senso anche estrapolati dal contesto e così ho deciso di lavoraci su». Una volta ultimati, li ha affidati a Samuele “Samboela” Grandi di Sonika che si è occupato di missaggio e mastering. “Still” si apre con “Altrove ora”, un brano che riassume l’album e che allo stesso tempo introduce l’ascoltatore ad esso. Non ci sono solo atmosfere rassicuranti, Zarmoi conduce il pubblico anche in galassie profonde (“Cianotico” e “Distrutto”) e lo prepara a nuovi viaggi (“Gate”). «Tutto è nato in maniera naturale e ora che manca poco all’uscita mi sento sereno. Sono felice di condividere questo percorso con chi vorrà ascoltarlo».

RADICI

Nato e cresciuto a Ferrara il musicista si è avvicinato alla musica da bambino, prima con il pianoforte e poi con la chitarra. I primi passi nel blues con Roberto Formignani alla Scuola di musica moderna, il cantautorato e la ricerca sonora. «Non ho mai smesso di studiare e cercare nuove contaminazioni». L’avventura solista nasce dalle ceneri di un duo con il quale l’autore ha composto colonne sonore per cortometraggi e progetti di videoarte. «Vivo a Treviso ma per questa esperienza sentivo di dover riallacciare i legami con le mie origini. Zarmoi - conclude - significa germoglio in dialetto ferrarese; una sorta di rinascita che riparte proprio dalle radici».

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